Matteo Renzi parte all’assalto di Pier Luigi Bersani. Le primarie spaccano il PD.

Le primarie se fatte al momento giusto e con una metodologia garantita sono uno strumento di democrazia necessario per determinare chi all’interno di un partito e/o di una coalizione deve tracciare le linee programmatiche da presentare agli elettori nelle competizioni politiche ed amministrative. Ci vogliono le primarie per stabilire il candidato sindaco, la squadra dei consiglieri comunali e degli assessori così come degli organi politici delle Provincie, delle Regioni, del Parlamento, del Premier e dei ministri. Il cittadino elettore ha il diritto/dovere di conoscere e di scegliere tutti i suoi rappresentanti e le idee e la visione della società che ambiscono realizzare.

Hanno un senso realisticamente democratico se fatte da ogni partito e da ogni coalizione. Perdono il loro significato se si sa già chi vince o se, in base alla legge elettorale, non è determinabile chi governerà il Paese o se viene decisa solo la  persona che guida la squadra di governo da formarsi e non la squadra stessa.

Diventano deleterie se e quando, come in questo momento storico, il Paese è in drammatica crisi, l’economia boccheggia, il lavoro è un miraggio, la disoccupazione aumenta, il piatto a tavola è assente o di sempre peggiore qualità, c’è confusione politica, c’è un governo tecnico appoggiato dalla coalizione che si sfiderà separatamente alle elezioni, c’ è una legge elettorale in via di formulazione, manca una legge anticorruzione che metta i paletti della legalità alla campagna elettorale e tutto serve tranne che un ulteriore frazionamento dei già deludenti, frazionati e vecchi partiti attuali.

E soprattutto chi ambisce a governare il Paese ed il maggior partito italiano, stante i sondaggi che circolano nel web, non può proporre la propria candidatura all’ultimo giro di boa prima della tornata elettorale. Perché non avrebbe modo di accendere una seria discussione sui programmi, sulle risposte concrete da dare ai cittadini ma diviene solo una lotta di potere  che spacca il partito, determina le forze interne e le spartizione dei posti e del potere ma non porta alla chiarezza, alla serietà, alla concretezza, all’onestà di cui necessitiamo.

E se è sindaco si deve dimettere perchè non è corretto ed esemplare candidarsi ed impegnarsi in una campagna elettorale mentre si è amministratore locale di una importante città ed avere il paracadute in caso di sconfitta. Il nuovo deve essere tale anche nel coraggio di mettersi in gioco altrimenti è solo un giovane vecchio. E noi italiani ed il Paese Italia ha bisogno di volti, idee, persone nuove.



Categorie:Politica

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