La donna ideale deve essere femminile, elegante, seducente, amante, compagna, amica, madre, casalinga… deve saper camminare sui tacchi 12 e con i piedi per terra, vivere di sogni, di emozioni, di concretezza e di realismo.

Luci colorate, donne truccate sapientemente, unghia smaltate, capelli luminosi con un taglio che evidenzia il viso, accessori eleganti, pregiati e giustamente abbinati, tacchi alti che rendono la caviglia sfilante ed il corpo slanciato, scarpe lucide, eleganti, monocolore, borsa correttamente abbinata, abiti giustamente forgiati e colorati in modo da evidenziare le forme, qualsiasi esse siano, ed a lasciar intravedere qualche elegante tatuaggio, sorriso stampato sul volto, che solo ad un occhio attento lascia trasparire l’età, bicchiere in mano alternato, per alcune alla sigaretta, a volte esibita come oggetto di seduzione ed a volte succhiata avidamente tra le labbra. Volti e figure corporee simili. Appariscenti tanto da catturare lo sguardo di ammirazione degli uomini e di invidia delle altre donne. Gesti e movenze quasi copiate le une alle altre, tono della voce sicuro, deciso, forte di una consapevolezza sociale ricercata e riconosciuta ma poco emotivamente femminile.

L’impressione è di stare innanzi al modello di “donna che non deve chiedere mai niente”. Hanno tutto e di più. Camminano tre metri sopra il cielo ma non per le emozioni che provano. Sanno tutto e sopratutto sono sulla cresta dell’onda e sulla bocca di tutti. Tra un sorriso, un saluto ed uno sguardo distratto parlano tra loro e con gli altri. Tema delle discussioni: il lavoro svolto con successo, le immani difficoltà quotidiane da superare oltre a quelle già superate la mancanza di tempo ed il costante doversi dividere tra lavoro e famiglia e poi tra figli e marito/compagno. Donne “impegnate” che non hanno mai un minuto da dedicare a se stesse. Sono sempre impegnate. Alcune single, altre separate/divorziate e/o sposate con la carriera e con il lavoro. Alcune mamme e mogli in carriera. Altre hanno rinunciato alla maternità e forse alla femminilità. Alcune hanno figli lasciati ai nonni babysitter o ad una vera babysitter. I sorrisi di circostanza si mischiano a gentilezze formali e riverenze più o meno esplicite. C’è chi conta più dell’altro/a, evidente anche in un’apparente similitudine. Il medico, l’avvocato, il magistrato, il commercialista, il politico o l’aspirante tale, il commerciante… Ognuno ha un suo ruolo e peso sociale riconosciuto. È tutto un esibire ed un apparire. Raccontano di grandi problemi risolti e/o comunque risolvibili. Le difficoltà superate sono un loro merito, gli insuccessi ed i fallimenti sono colpa di altri o delle circostanze. C’è sempre un qualcun’altro che si è messo di traverso o qualche ostacolo imprevisto. Il sistema paese è in crisi ma loro sono la soluzione. Sanno qual è, cosa è sbagliato e cosa c’è da fare. Distante dal centro, il vociare di altri racconta di gossip, di intrighi, di amori nascosti, di tradimenti, di come si è arrivati al successo… Del percorso formativo dell’una o dell’altro. La meta è il successo. La famiglia uno status da esibire ma quasi limitante. Il marito/compagno assente seppur presente.

Sembra una gara non indetta ufficialmente della donna “più”: “Più bella.” “Più ricercata.” “Più importante.” “Più elegante.” “Più impegnata.” Ogni tanto, sono distratte dal bip di un messaggio su whatsupp o da quello più lungo di una telefonata che giunge sullo smartphone più conosciuto del momento, quasi fosse un gadget che completa l’immagine che hanno di sé e che vogliono trasmette agli altri. Sono donne impegnate. Donne che corrono sempre… dietro il lavoro o il capo ( i capi sono per lo più uomini). Scattano al trillo… e dimenticano se stesse, le emozioni che provano e tutto il resto… compagni/mariti/fidanzati e figli. L’amicizia per loro non esiste, c’è la competizione. Sembrano donne ma hanno (quasi) tutti i difetti degli uomini.
Se non si respirasse l’aria intrisa del “profumo” di donna versione maschile, omologata, arrembante, calcolatrice, fredda sembrerebbe tutto perfetto. I bicchieri si svuotano e forse sono vuoti come chi li tiene in mano. I corpi stanchi della postura forzata “tacco 12” (talvolta a spillo) si sforzano e si irrigidiscono ma non cedono. Il volto, le movenze si irrigidiscono ma il sorriso stampato sul volto è sempre lo stesso. Il trucco regge, il rossetto è ancora di un rosso acceso (indice di una passione esibita ma non vissuta), il mascara è intatto, il fard tiene. Il colore della pelle del volto resta inalterato nonostante le diverse emozioni provate, l’alcol bevuto, il cibo mangiato, il caldo della stanza e la stanchezza. Le occhiaie sono assenti. La profondità dello sguardo è creata. L’occhio è distratto… Spento… Si accende a tratti. Ma questo è visibile solo ad un occhio attento. Il profumo di donna non è percepibile. E’ l’aria che profuma di un qualche cosa… di piacevole ma di comune, di già conosciuto. Ascolto non parlo. Le orecchie si rifiutano di ascoltare banalità travestite da cose importantissime. Le parole entrano ed escono e forse non entrano proprio. Osservo non guardo. Gli occhi si rifiutano di vedere corpi fotocopia. Vagano alla ricerca della personalità, della naturalezza, della spontaneità, del diverso, del non omologato.

Non si respira il profumo dell’individualità. Non si percepisce vivacità, gioia, anima. Non vedo sorrisi veri, spontanei, leggeri. Sembra un’esibizione di “Io sono …”, “Io faccio …”, “Io posso…”, “Io comando…” Ti guardano quasi per errore. Se ricambi lo sguardo fingono di ignorarti e guardano altrove. Se non ricambi lo sguardo, insistono. Sembra che ti vengano incontro e poi… se stai fermo, si fermano e fanno le indifferenti. Se le vai incontro, sgranano gli occhi e poi, con molta nonchalance fanno le indifferenti… E ti ignorano. È tutto un gioco di attimi, perché non sono mai sole, c’è sempre qualcuno/a a tenerle compagnie, a riempire quei buchi di insicurezza. Non sia mai, che emergano emozioni vere, genuine, umane.

In questa esibizione sociale, mi sento fuori luogo, termino di sorseggiare il prosecco, mi accingo a salutare quando Il “caso” vuole che debba parlare. Tento di evitare. Invento una scusa. Insistono. Sorridendo, spiego che è meglio evitare. Aggiungo, sono stanco, vado a dormire. Ridono, dicendo, dai, non sei di compagnia.Poggiando il bicchiere sul tavolo, esclamo, le prime parole che emergono spontanee dall’interno: quel vino che state bevendo si abbinerebbe alla pastiera napoletana? Guardo il loro volto stranito. Senza attendere la risposta, aggiungo: la sapete fare una pastiera? Una pizza, il pane con le vostre, belle e delicate, mani… per voi stesse, per i vostri figli, per vostro marito? La torta caprese? Il ragù della domenica con le braciole? Le melanzane sott’olio? La genovese? Mi guardano stupite, si guardano tra loro come se fossi un extraterrestre. Forse il loro ego è stato toccato. il castello di vanità è stato minato dalla semplicità dell’essenza della vita quotidiana. Vanno via, senza rispondere, senza salutare… Ignorandomi del tutto. Sorrido.

Non oso immaginare le risposte se avessi chiesto loro se avessero mai pulito i bagni, la cucina, lucidato il pavimento o rammendato i calzini. Sono donne che hanno dimenticato la loro essenza, la semplicità, l’importanza della tradizione e della casa-famiglia, la loro femminilità, il loro essere oltre che apparire. Forse il tacco dodici allontana troppo i piedi dalla terra ed innalza la testa verso il cielo.

La donna deve imparare a camminare con il tacco 12 ed a guardare in alto senza dimenticare come si cammina con i piedi per terra, deve prendersi cura di se stessa, deve apparire ma essere anche sostanza e concretezza, aspirare a ruoli di vertice nella società ma anche realizzare la maternità e prendersi cura dei figli e mai dimenticare il mondo interiore, le emozioni, la passione ed il desiderio per l’uomo che l’accompagna, la femminilità che la rende unica, le tradizioni e la famiglia.
La donna deve essere libera, non costretta a scegliere tra lavoro e famiglia, ed aiutata dal compagno nel realizzarsi come madre, moglie e lavoratrice ma non deve diventare la copia dell’uomo. Di donne copia delle peculiarità maschili, questa società non ne ha bisogno.

Articolo suggerito: Relazione di coppia. Conosci la tua Lei/il tuo Lui? “Le abitudini non sono la persona. I pensieri non sono la persona. O meglio sono solo una parte minimale di essa.” 



Categorie:Attualità, Curiosità

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